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Market in Crypto Asset Regulation - il mio punto di vista


Venerdì 12 maggio ho partecipato ad un interessante convegno alla Bocconi dedicato all’approfondimento della recente normatica MiCA, ovvero la Market in Crypto Assets Regulation, ma ho preferito aspettare l’approvazione definitiva del parlamento europeo, avvenuta il 31 maggio prima di pubblicare questo articolo.

La prima cosa che ho imparato è che non si dice "Micar", come ci eravamo abituati a chiamarla, bensì "MiCA", come specificato nella prima pagina del documento di oltre 400 pagine di normativa.

Il convegno, organizzato dall’amico Filippo Annunziata, è stato veramente di spessore, con accademici e ricercatori da tutta Europa e anche la presenza dei regolatori nella tavola rotonda finale.

Il "Minestrone", come è stato simpaticamente definito da un relatore che non citerò, è un regolamento che mette in posizione potenzialmente di vantaggio l’Europa rispetto al resto del mondo.

Specifico “potenzialmente” perché ho ancora vivo il ricordo dell’approvazione della VFA, ovvero della Virtual Financial Act, entrata in vigore nel 2018 a Malta, che all’epoca poneva “The Rock Island” all’avanguardia in Europa per la regolamentazione dei digital assets, ed è stato uno dei motivi per cui ho spostato il centro delle mie attività di gestione proprio a Malta.

All’epoca furono presentate oltre trecento domande per registrare una società di gestione o un intermediario legato alla VFA, tra cui una era la nostra, ma ad oggi, dopo oltre quattro anni di regolamentazione, le società effettivamente autorizzate si contano nelle dita di una mano.

In un mondo globalizzato, infatti, se la normativa tutela in qualche modo l’imprenditore, verrà vista positivamente, ma se invece è un’accozzaglia di limitazioni che in altre giurisdizioni non vengono poste, e non c’è alcuna contropartita, ovviamente un imprenditore sceglierà la giurisdizione che gli porta più vantaggi o quantomeno limita costose incombenze.

Intendiamoci, Diaman si è trasferita a Malta proprio per lavorare in un ambiente regolamentato , che le consenta di fare business e di essere competitivo nei confronti ella concorrenza estera; chi vuole fare questo lavoro seriamente inoltre vuole anche lavorare serenamente, senza l’incudine di un regolatore che potrebbe bloccare l’attività da un giorno all’altro perché non c’è una chiara normativa a riguardo.

Onestamente, seppur con qualche perplessità e punti ancora oscuri, sono felice che sia stata approvata la MiCA, perché il mondo dei digital assets merita di essere elevato e considerato un ambiente serio che porta grandi benefici e non, come invece ancora oggi spesso appare, ovvero come giungla pullulante di furbacchioni in cerca di polli.

Qualsiasi normativa pone delle limitazioni, e queste limitazioni inevitabilmente riducono gli spazi di manovra, ma ritengo che siano necessarie per pulire la giungla e farla diventare un bel giardino curato, dove le persone possano sostare piacevolmente senza preoccupazioni.

Le cose che mi porto a casa sono principalmente le seguenti:

“same, same, but different” un bel modo di descrivere le similitudini tra MiFID e MiCA dal punto di vista normativo; i security token ricadono dentro il perimetro della MiFID, mentre gli utility token, gli ART (Asset Referenced Token, i Non Fungible token (non in tutti i casi) e gli Emoney Token ricadono sotto la MiCA.

L’attuale struttura per i fondi di investimento non cambia in seguito all’entrata in vigore della MiCA.

Gli attuali intermediari finanziari dovranno semplicemente notificare la volontà di operare sul settore dei crypto assets e dare prova di avere presidi, esperienza e procedure adatte per la gestione di tali assets che sono generalmente più complicati degli asset tradizionali.

E' stato ben evidenziato dai relatori che rischi per gli incumbent (i grossi intermediari, come le banche) aumenteranno e dovranno essere attentamente valutati i vantaggi in relazione ai rischi per capire se il gioco vale la candela.

Come si vede dalla slide qui sotto, infatti, ci sono stati molti casi di asset sottratti, a volte da dipendenti o da qualcuno che è riuscito ad impossessarsi delle chiavi private, per cui si introduce un livello di rischio ulteriore nella gestione che deve essere compensato da maggiori opportunità per essere presi in considerazione dagli incumbent.



Fig. 1 - casi di asset rubati o persi negli anni


A livello di antiriciclaggio, i presidi saranno di fatto molto simile a quanto le attuali normative prevedono per gli asset tradizionali, anche se saranno necessari maggiori presidi.

Lascia molto perplessi l’obbligo per i provider di wallet, che sono di fatto provider tecnologici e non intermediari, di sottoporre a KYC i propri utenti

Infine una cosa di cui non ho compreso pienamente la logica e sono curioso di vedere come andrà a finire: è stato introdotto un limite di 200 milioni di € al giorno per le transazioni in stablecoin; un divieto che a me suona come non costituzionale, e che introduce per la prima volta in assoluto nelle normative europee un cap oltre al quale un azienda non può andare, di fatto bloccando qualsiasi iniziativa sul nascere qualsiasi iniziativa che possa sperare di competere con i grandi player internazionali.

Ho il sospetto che questa norma sia stata introdotta per evitare che qualsiasi operatore possa dar fastidio alle banche, ma di fatto esclude che in Europa ci possano essere delle società che faranno concorrenza alle big stablecoin come Tether e USDC, che già oggi intermediano oltre 5 miliardi di transazioni al giorno, quindi circa 25 volte il limite consentito dalla normativa.

Questa regola mi pare in contraddizione con la volontà di normare il mercato prima degli altri per dotare le aziende europee di un vantaggio competitivo, quando di fatto si tarpano le ali a qualsiasi iniziativa di business lasciando il mercato in mano a società domiciliate in qualche strana giurisdizione.

Questa norma, inoltre, violerebbe il principio di neutralità tecnologica: la diversa tecnologia sottostante imporrebbe agli operatori diverse regole rispetto a quanto consentito con i sistemi ad oggi in uso.

Non pervenuto, in MiCA, l’Euro Digitale, di cui per saperne di più dovremo aspettare il termine della fase istruttoria che si concluderà a ottobre.

Per finire confermo il mio stato d’animo positivo sulla MiCA, perché finalmente si fa chiarezza e si ufficializza un settore che troppe volte è stato additato da giornalisti e detrattori alla stregua di uno schema ponzi, mentre nella realtà il mondo degli asset digitali rappresenta il futuro e offre opportunità di innovazione per il settore della monetica e degli investimenti mai viste prima.

Daniele

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